MUSICOTERAPIA IN ODONOTOIATRIA VISSUTA ATTRAVERSO I 5 SENSI.

Facoltà di Medicina e Odontoiatria
MASTER DI I LIVELLO in
Tecnologie Avanzate nelle Scienze di igiene Orale
DIRETTORE: Prof.ssa Gianna Maria Nardi
Candidato:
Dott.ssa Daila Cortina
N° matricola : 1629457
Relatore
Dr. Alberto Grollo
A/A 2013/2014

CAPITOLO 1 : LA MUSICA


a) Definizione di musica. 
• Dictionnaire de musique di Rousseau (1767); “arte di combinare i suoni in modo gradevole all'orecchio”. 
• Zingarelli 1922(prima edizione) 1959(ottava edizione): “Arte di combinare i suoni in modo che nella forma di melodia, armonia, polifonia, strumentazione, ecc., rendano gli affetti dell’animo o immagini e visioni ideali”. 
• Zingarelli 1967(nona edizione) :“Arte di combinare più suoni in base a regole definite, diverse a seconda dei luoghi e delle epoche”. Col termine di “musica” indichiamo l'accostamento ricercato di suoni sia in combinazione melodica che armonica producenti piacere o dispiacere. Tutto l'organismo viene interessato dall'onda sonora che impatta il corpo il quale partecipa alla “ricezione - elaborazione” del suono musica. La musica non è un linguaggio universale: ogni società o cultura elabora un proprio linguaggio musicale, che corrisponde alle diverse concezioni del tempo e dello spazio. Le varie culture non sono immutabili nel tempo, ma sono il prodotto di uomini e donne che vivono, lottano, amano e soffrono condividendo lo stesso cielo e un determinato momento storico. Resta comunque il fatto che la musica accumuna le diverse persone essendo un modo di comunicare che trascende le diverse lingue ed etnie. 

b) Caratteristiche fisiche della musica. 
Il suono può essere prodotto solo da un tipo di moto originato da un corpo vibrante che provochi onde di compressione-rarefazione giungenti al 1 nostro orecchio attraverso l'aria. La velocità a cui il suono percorre lo spazio dal corpo vibrante al nostro orecchio è di circa 335 metri al secondo, velocità che varia a seconda delle condizioni atmosferiche. Come l'aria esistono altri conduttori del suono come ad esempio l'acqua(1435 metri/sec) o il legno o il ferro(5127 metri/sec). Se la vibrazione è regolare il suono risultante è musicale e costituisce una nota di altezza determinata; se è irregolare il risultato è rumore. 
Questo suono ha 4 propietà: 
1. altezza 
2. intensità 
3. timbro 
4. durata 

1. La percezione dell'altezza di un suono consiste nella capacità di distinguere fra suoni musicali alti e bassi. Un suono è più o meno alto a seconda della frequenza (nr. vibrazioni/secondo) del corpo che vibra. Maggiore è la frequenza più alto è il suono e viceversa. L'altezza si misura in “hertz” che corrisponde ad un'oscillazione completa di un corpo elastico nel tempo di un minuto. Il limite minimo percepibile dall'udito umano varia dalle 16 alle 20 vibrazioni al secondo e il limite massimo dalle 20.000 alle 25.000. I suoni inferiori ai 16 hz sono detti infrasuoni, quelli superiori ai 20.000 sono detti ultrasuoni. I limiti della gamma di suono usati nella pratica musicale si evidenziano dicendo che un coro misto produce suoni la cui frequenza oscilla tra 64 e 1.500 e che un pianoforte oscilla tra 20 e 4.176 v/s. Per quanto riguarda la parola il range va da 1000 a 3000hz 

2. L'intensità di una nota dipende dall'ampiezza della vibrazione. Una più o meno ampia vibrazione produce suoni più forti o più deboli. Parliamo quindi di volume. Nel linguaggio musicale l’intensità dei suoni (detta dinamica) viene rappresentata attraverso dei simboli grafici che 2 suggeriscono all’esecutore il corretto livello sonoro per ogni frase musicale. L’intensità del suono si misura in decibel che misurano la pressione acustica provocata dal suono nel mezzo di propagazione (generalmente l’aria). La pressione acustica necessaria perché un suono sia udibile dall’orecchio umano varia a seconda della frequenza (altezza) dei suoni. Un suono di 1.000 hertz è udibile a “zero decibel”, mentre scendendo a 30 hertz occorre un’intensità di almeno 60 decibel perché il suono sia udibile. Esistono molte fonti potenziali capaci di produrre suoni a decibel elevati. Anche se tali suoni in piccole dosi non sono dannosi, è bene evitare una lunga esposizione a suoni di oltre 90 decibel poiché un suono intenso può produrre danni fisici. 

3. Il timbro definisce la differenza di colore musicale tra una nota suonata con strumenti differenti o cantata da voci diverse. La frequenza caratteristica di una nota è soltanto quella della fondamentale, ma di una serie di altre note che sono simultaneamente presenti sulla nota base. Queste note sono chiamate armonici (o suoni parziali) e la loro intensità e minore di quella appunto della nota fondamentale per cui non sono distinguibili. Però essi sono importanti perchè determinano il timbro di una nota e al tempo stesso danno chiarezza e smalto al suono. Il timbro dipende da vari fattori quali la forma e dimensione dell’oggetto sonoro; dal materiale di cui esso è costituito (legno, metallo, vetro, carta); dal modo in cui il suono è stato prodotto (percuotendo, pizzicando, strofinando ecc.). Il timbro determina una diversa forma dell’onda sonora generata dal suono. 

4. La durata del suono è determinata dal periodo di tempo in cui l’oggetto sonoro emette vibrazioni. Quando un corpo sonoro smette di vibrare non produce più suono. Il perdurare delle vibrazioni dipende da vari fattori quali elasticità del corpo sonoro (una piastra di metallo risuona più a lungo che una di legno); dalla forza impiegata per mettere in 3 vibrazione il corpo sonoro (una piastra percossa debolmente esaurisce le vibrazioni prima di una percossa con forza); dalla durata della sollecitazione (una corda pizzicata produce un suono di breve durata; se viene invece strofinata con un archetto di violino il suono può durare a lungo).
Nel linguaggio musicale la durata dei suoni viene rappresentata attraverso le figure musicali. b1)Il pendolo. (3) La vibrazione di un corpo elastico (una corda, una piastra di metallo, una colonna d’aria) produce un movimento che possiamo definire di “andata e ritorno” che viene compiuto più volte attraverso l’oggetto (ad esempio da un capo all’altro di una corda di chitarra). Osservando il movimento di oscillazione di un pendolo possiamo individuare alcune caratteristiche presenti nelle vibrazioni che producono un suono. Il pendolo viene spostato dalla sua posizione di riposo (A) per essere portato nella posizione B, dove avrà inizio il suo movimento oscillatorio. Liberato dal freno, il pendolo scende con velocità crescente verso A, consumando l’energia che aveva accumulato ed acquisendone altra che gli consentirà di risalire verso la posizione opposta a quella di partenza C, raggiunta la quale invertirà il movimento scendendo di nuovo verso A. A questo punto avrà termine il primo periodo oscillatorio, al quale seguirà un nuovo periodo, quindi un terzo, un quarto e così via. Questi movimenti oscillatori proseguiranno smorzandosi gradualmente fino a che il pendolo sarà tornato allo stato di riposo. Il graduale smorzamento delle oscillazioni produce una graduale diminuzione della loro ampiezza. Il tempo di oscillazione è determinato dalla lunghezza del filo e non dalla forza con la quale il pendolo viene fatto oscillare: un pendolo più corto oscilla più velocemente di uno più lungo; la forza con la quale mettiamo in 4 movimento il pendolo non influisce sul tempo impiegato a percorrere un’oscillazione (legge dell’isocronismo pendolare, Galileo Galilei 1580) La stessa legge fisica che regola il movimento oscillatorio del pendolo può essere applicata agli strumenti musicali: infatti la lunghezza della corda o della colonna d’aria negli strumenti musicali determina l’altezza del suono; l’ampiezza della vibrazione determina invece l’intensità del suono (il volume sonoro). 

c) La musica nella vita umana: la vita è suono. 
Viviamo di suoni e rumori prodotti dalla Natura e da tutto quanto vive in essa. Da infiniti millenni l'uomo parla e canta grazie al suo orecchio meravigliosamente costruito; ogni bimbo nasce con le capacità musicali di voce e udito. E' la Natura a darci la musica, noi la elaboriamo in misura diversa a seconda della cultura, popolo, razza, epoca. La Natura stessa è satura di suoni e di musiche e lo era milioni di anni prima che ci fosse un orecchio umano ad ascoltare. Esisteva con lo sciaguattio delle acque, il fragore del tuono, il mormorio delle foglie al vento e chissà quanti altri suoni. Nel '600-'700 crebbe il fascino per la ricerca delle origini della musica. Athanausius Kircher (1650)scrisse: << la musica umana nasce dalla natura: l'uomo guarda e ascolta ciò che lo circonda>>. John Hawkins scrisse nella “General History of Scienze and Practice of Music(1776):<>. Era in voga a quei tempi l'idea protodarwiana secondo cui tutte le arti umane sarebbero discese o emerse dalla natura. Negli anni successivi la fede della nostra stessa arte si fece 5 meno salda e si insistè sempre di più sull'idea che sia la cultura a distinguerci dalle restanti forme di vita. In seguito si è ritenuto che la musica sarebbe frutto unicamente dell'ingegno umano, forse dal linguaggio come ausilio a forme più pratiche di comunicazione. Torniamo alla nascita del mondo. Come ogni creatura anche il mondo ha subito e subisce un evoluzione che lo ha portato dall'alba della nascita fino a noi. E' nel suo periodo di gestazione, imprigionato come era nel vuoto assoluto, che collochiamo l'assenza di suoni. Dobbiamo immaginare la terra come una Creatura Madre che ha avuto il proprio tempo di maturazione, nascita e sviluppo. Nella prima fase della storia collochiamo appunto l'assenza di suoni, quando essa si trovava nel ventre del vuoto. Poi i primi suoni vennero dalle acque che si assestarono scavando i propri letti, dal vento che giocava con le chiome dei boschi e dai tuono che annunciava l'arrivo di temporali. Dalla Genesi dell'Antico Testamento: << in principio Dio creò i cieli e la Terra. La Terra era informe, vuota e c'erano le tenebre>> La nascita non era ancora pienamente avvenuta <>. Possiamo capire dalla Sacra Scrittura come il verbo “fatta” ossia la Divina Parola o Suono Divino sia la forza creatrice del mondo. Quel vuoto silente si sarebbe dunque schiuso alle meraviglie della Creazione al SUONO della Voce Divina. E così per epoche lunghe echeggiò l'organo naturale del mondo. Nacquero poi le prime creature con i loro richiami per i quali ci soffermeremo a parlare degli uccelli che sono soggetti a svariati studi. “ Se chiamiamo musica i suoni degli uccelli troveremo in essi qualcosa di umano”. I richiami degli uccelli sono innati, si tratta di quei suoni che per loro esprimono dei precisi significati: conoscono dalla nascita i suoni dotati di significato e devono imparare i suoni espressivi (solo in determinati periodi della loro vita in cui sono particolarmente recettivi). Usavano e 6 usano a tutt'oggi il loro canto per attrarre partner, dimostrate l'alto grado di adattamento genetico tramite prove di virtuosismo e difendere il territorio con suoni minacciosi. I loro canti hanno altezza, ritmo, regolarità, equilibrio armonico, tutte strutture che ritroveremo nel linguaggio umano, manca però una sintassi, il suono nel suo insieme è l'unico messaggio come nella musica (suono organizzato fine a se stesso). Gli uccelli imparano, amano e tutto ciò è espresso nei loro canti, con i loro ritmo incensanti, le loro danze e la loro energia vennero sentiti come i progenitori della musica dell'uomo. Però le nostre esperienze e differenze si evolvono, mentre per gli uccelli il canto rimane lo stesso. I loro canti esistevano ancora piu' indietro del tempo, alle radici della razza umana quel suono era lì al sorgere della nostra specie, nel momento in cui abbiamo deciso di fare la nostra musica e di lavorare sul nostro suono. Dal Poema “De Rerum Natura” di Lucrezio(scrittore romano 1379-1381): <> E' facile pensare come una musica primitiva sopravvive ai nostri tentativi di afferrare a pieno la melodica: la nostra musica nasce e muore con la trama e l'ordito della cultura e non afferreremo ai completamente questo canto poiché rivediamo continuamente il nostro modo di vivere. I SUONI DELLA NATURA MERITANO RISPETTO PERCHE' SONO GIUSTI, FUNZIONANO E CONTINUERANNO A FARLO A MENO CHE NOI NON FINIREMO PER DISTRUGGERLI SENZA RENDERCENE CONTO. L'uomo nacque quindi in un mondo pieno di fragori: il tuono lo spaventò e divenne simbolo delle potenze ultraterrene, gli ululati della tempesta gli portarono la voce dei demoni, ecc. I popoli indovinavano l'umore degli Dei, l'eco era una predizione, le voci degli animali erano rilevazioni: per i popoli Kaluali nuova Guinea offrivano messaggi per il 7 raccolto maturo; per i Temiar della Malesia sono esteticamente impressionati dai suoni cadenziati, ripetitivi e cavernosi e per loro sono pulsazioni sonore nel fitto della giungla, incesssanti e invisibili che portano a struggersi per gli spiriti; gli Hopi riconoscono una profonda perizi nel canto e utilizzano le melodie nelle cerimonie; per i Chuk-Chee siberiani parlano di confine raggiungibile indicando i diversi climi. Religione e musica furono indissolubilmente legati sin dall'alba dell'umanità, la musica nel tempo ha esercitato il suo potere sull'anima umana. L'uomo primitivo disponeva di poche parole e per esprimere i propri sentimenti ricorse al suono per giungere poi alla musica che lo aiutò ad esternare le proprio emozioni. La sua musicalità entrò a far parte della sua vita dalla ninna-nanna sino al canto funebre, dalla danza rituale per la terapia per mezzo di melodie e ritmo. Sicuramente il suo primo strumento fu la voce: nella preistoria i canti erano spesso formati da una nota sola che si ripeteva e difficilmente questa era più articolata, con una melodia. In seguito gli uomini utilizzarono diversi materiali per creare "strumenti" a percussione, grazie all'uso di pietre, conchiglie o bastoni per sviluppare e migliorare ritmicamente i canti vocali. A seguire, scavando un ramo, si crearono anche strumenti a fiato, ovviamene molto rudimentali e non sviluppati. In conclusione: i suoni esistono fin dall'alba dei tempi e sono innati della Natura. Ciò di cui sappiamo molto poco è sulla musica dell'uomo nell'antichità. Di essa si legge i vecchi e dotti libri che parlano di religione, filosofia, matematica, astronomia, ecc, in antichi poemi, saghe, leggende, favole, nella Bibbia, nei saggi della Cina, nelle tradizioni indiane che ci parlano della sua bellezza, del suo magico potere, del suo incanto, ma come era? Nessuno più lo sa; fra essa e noi giacciono gli oceani, il tempo e nulla può riportarcela. Grazie alle testimonianze di pietra la abbiamo 8 avvicinata un po' a noi ricostruendola negli anni. 

d)Silenzio e rumore. 
Il silenzio fa parte dell'armonia ed è quindi un elemento della musica. Ogni sensazione sgradevole percepita dal nostro orecchio è rumore, mentre definiamo suono ogni sensazione piacevole. I suoni e i rumori della Natura formano un ideale immensa orchestra dove gli strumenti sono gli animali e le cose. Essi vanno per l'uomo oltre il loro significato letterale e ad essi è associata una simbologia di significati che esplodono della sfera delle emozioni e dei sentimenti. 

e) Musica e corpo. 
Il corpo umano è un sistema concepito per vibrare, infatti udiamo, captiamo, inglobiamo non solamente attraverso le orecchie e il sistema neuro-cerebrale, ma per mezzo di un insieme di recettori sparsi un po' dovunque sul corpo: il corpo al suono, risponde con un altro suono. Esso stesso è uno strumento che emette vibrazioni e suoni propri come ad esempio il battito cardiaco e i ritmi del respiro. Riceve musica, la trasforma interiormente in emozione e risponde con vibrazioni proprie, con una musica propria. In stato di riposo il corpo vibra ad una frequenza intorno agli 8 cicli al secondo, che è anche la frequenza delle onde cerebrali “Alfa”, prodotte dal cervello in stato di rilassamento, e non a caso la frequenza fondamentale della vibrazione terrestre è la medesima: è un tentativo perenne del corpo di aderire per mezzo del suono all'ordine e all'equilibrio dell'ambiente in cui vive. Tramite l'effetto “diapason”, si entra in vibrazione quando si vibra sulla stessa lunghezza d'onda del suono; le vibrazioni sono captate dall'orecchio interno, penetrano a varie profondità 9 a seconda della loro frequenza e il loro effetto è di inibire oppure tonificare l'attività cellulare (similmente alla teoria degli effetti dell'agopuntura). Le cellule entrano in oscillazione e si ripristina quell'equilibrio mancante. Ciò spiega come i centri nervosi e i vari organi vengono “irradiati” da note e accordi, come ad esempio quando si pone uno strumento emanatore di accordi su una parte del nostro corpo. La musica è il mezzo per intrattenere i giusti rapporti con la Natura, per conservare la coesione di un gruppo umano, per mantenere l'equilibrio psicofisico di ciascun membro della comunità e l'unione tra il corpo e lo spirito. Essa favorisce l'apertura di canali che consentono il flusso di reazioni affettive, con la possibilità di migliorare il controllo tonico emozionale; risveglia tutti i nostri centri energetici, riorganizza i nostri desideri, stimola la produzione di peptidi, cioè di quelle macromolecole che alleviano il dolore, agendo su specifici ricettori cerebrali. L'ascolto di una musica appropriata, accompagnata da una serie di esercizi di respirazione, ha il potere di rallentare alcuni ritmi vitali, con la conseguenza di migliorare la percezione del nostro corpo. Si sviluppa così un nuovo sentimento di sicurezza interiore, che facilita la comunicazione interpersonale. La musica con la sua forte carica simbolica è la struttura dinamica che consente di stimolare, adoperare e controllare il flusso delle immagini che si sviluppano durante l'ascolto. Con le sue capacità di superare la logica e la razionalità, spezza circoli viziosi e angoscianti, poiché mette in moto le energie inconsce della fantasia e dell'immaginazione. Non solo la musica agisce sul corpo umano, ma ci sono numerosi esempi che testimoniano l'influenza della musica su piante e animali: il mais germoglia in maniera più rapida e rigogliosa nelle serre in cui viene trasmessa musica, invece diminuisce la produzione di latte nelle mucche nelle zone prossime agli aeroporti.