MUSICOTERAPIA IN ODONOTOIATRIA VISSUTA ATTRAVERSO I 5 SENSI.

CAPITOLO 2: I SENSI

 
a) Il concetto sensazione e di percezione.  
L’uomo non è un osservatore oggettivo e neutrale che fotografa il mondo così com'è: al contrario, il cervello dell’uomo vede il mondo come desidera vederlo e arricchisce continuamente le percezioni di significati del tutto soggettivi. La sensazione può essere definita come la modificazione dello stato del nostro organismo a causa di stimoli che provengono dall'ambiente interno ed esterno all'organismo. Gli stimoli vengono catturati dai nostri organi di senso ed ognuno di essi è adibito alla ricezione di uno stimolo particolare attraverso i canali sensoriali (vista, tatto, gusto, udito e odorato) che sono indispensabili per capire il mondo che ci circonda. Ciò avviene attraverso la percezione che consiste sia nell’uso dei sensi, ma essa è anche un processo mentale attivo nel quale le sensazioni vengono integrate con idee, ricordi ed emozioni che fanno parte della storia personale di colui che percepisce(teorie della psicologia della Gestalt). Quando guardiamo una rosa, di solito non ci limitiamo a vederne la forma e il colore ma ci viene in mente l’odore del fiore anche se non lo sentiamo direttamente; possiamo notare il luogo in cui la rosa è collocata e paragonarla ad altri fiori simili che abbiamo già visto, pensiamo a essa come un simbolo di bellezza e ci commuoviamo al ricordo di una persona cara. Al contrario se qualcuno fosse allergico al profumo di rosa, guarderebbe il fiore con paura e se ne allontanerebbe di corsa. Da un punto di vista biologico, la percezione è un processo con cui il cervello assembla in modo gerarchico i dettagli fisici percepiti dai recettori sensoriali e ogni stadio del processo aggiunge un dettaglio in più. In una qualsiasi figura sono riportati dettagli che, fisicamente, suggeriscono 11 all’occhio e al cervello un certo tipo di informazione. Noi, tuttavia, non percepiamo passivamente questa informazione, anzi la nostra mente decide attivamente quale dettaglio fisico è lo sfondo, quale è la figura in primo piano e come questa va interpretata. E tutto ciò avviene anche, in alcuni casi, a dispetto di ciò che il dato fisico in sé suggerirebbe, perché i dettagli del contesto influenzano il modo in cui le informazioni principali vengono percepite. Come è possibile che il nostro cervello riesca a vedere in uno stesso disegno ben due immagini dotate di significato? Il fatto è che di tutti gli stimoli fisici che colpiscono i nostri sensi il cervello può elaborarne compiutamente soltanto una parte perché altrimenti rimarremmo bloccati davanti a ogni scena che osserviamo, nel tentativo di analizzarne tutti i dettagli. Invece, per vivere dobbiamo decidere bene e in fretta e quindi la percezione deve portare rapidamente a una conclusione su ciò che vediamo o sentiamo o comunque percepiamo. Perciò, di tutte le forme e i colori che ricadono nel nostro campo visivo, o di tutti i suoni che stimolano le nostre orecchie, possiamo e dobbiamo sceglierne soltanto alcuni: facciamo cioè un esercizio di attenzione selettiva. Noi iniziamo a percepire con i sensi già prima della nascita, cioè da quando il sistema nervoso del feto è già funzionante, alla fine della 26a settimana di gestazione. Con gli anni, quindi, accumuliamo una quantità incredibile di esperienze sensoriali e cognitive. Tutte queste esperienze passate influenzano continuamente la nostra percezione cosciente anche se non ce le ricordiamo più: tutto ciò che abbiamo appreso a percepire in passato influenza ciò che percepiamo ora. 

b) I recettori sensoriali: elementi di riflessione. 
Tutti i viventi effettuano il loro ciclo vitale in ambienti dai quali ricevono in continuazione sollecitazione e stimoli; le caratteristiche fisiche e chimiche degli ambienti infatti variano in continuazione. Una delle caratteristiche fondamentali della materia vivente è la capacità di rispondere agli stimoli quindi i viventi, per mantenersi nelle condizioni più favorevoli rispetto al proprio ambiente, reagiscono agli stimoli con grande varietà di risposte fisiologiche e comportamentali. Attraverso i meccanismi omeostatici essi tendono a ripristinare le condizioni di equilibrio per mantenere costante il loro ambiente interno. L'evoluzione biologica ha favorito la formazione di molti di questi meccanismi morfologici, fisiologici e comportamentali che tendono a mantenere costante la temperatura del corso, permettono di adeguarsi ai cambiamenti ambientali ma anche ai cambiamenti sociali. Naturalmente le risposte degli organismi sono basate sulla possibilità di conoscere cosa accade intorno e internamente a noi ed è quindi necessario che si percepisca in modo appropiato l'ambiente in cui si vive per adeguarsi convenientemente. La percezione e/o conoscenza dell'ambiente è resa possibile dall'esistenza di strutture più o meno complesse specializzate a ricevere gli stimoli esterni e interni che si chiamano “recettori”. Pertanto essi sono importanti perchè permettono di mettere in relazione gli esseri viventi con il mondo esterno e rappresentano le uniche fonti di informazione tra l'ambiente e il snc. I recettori non sono altre che cellule o tessuti sensibili alle varie forme di energia della quale effettuano la trasformazione in impulsi nervosi che vengono inviati ai centri nervosi principali dove sono analizzati, interpretati e organizzati. Sarà poi il sistema nervoso centrale che coordinerà le risposte di adeguamento dell'individuo. Una loro importante funzione è la PROPIOCEZIONE che rappresenta la capacità del SNC di percepire la posizione del corpo e delle sua parti nonché della contrazione muscolare e del movimento nello spazio di diversi distretti corporei(cinestesia) anche senza l'apporto della vista. La propiocezione assume quindi un importanza fondamentale nel complesso sistema dell'equilibrio e del movimento. Dai recettori periferici dipende la conoscenza su quale è la nostra conformazione e posizione spaziale. E' dai riflessi propiocettivi che nascono le rappresentazioni mentali che consentono la nascita di abilità motorie complesse ma non solo, azioni e movimento hanno un ruolo centrale nei processi di rappresentazione mentale a partire dalla fase embrionale. L'embrione infatti è un organismo motorio. Nella fase embrionale, fetale e infanzia l'azione precede la sensazione, cioè vengono compiuti dei movimenti riflessi e poi se ne ha la percezione a livello cerebrale. Le funzioni motorie e il corpo sono all'origine delle attività cognitive incluso il linguaggio che forma la nostra mente e i nostri pensieri. Concludendo la propiocezione rappresenta la “coscienza di sè”, perdere il controllo sul proprio corpo significa, di conseguenza, perdere il controllo sui propri pensieri ed emozioni. 

c) Legame tra i nostri sensi .  
I nostri sensi sono sempre in contatto fra di loro e le loro interazioni sono frequenti e misteriose. Charles Pinker ritiene che le nostre capacità musicali siano rese possibili attraverso l'uso, il reclutamento o la cooptazione di sistemi cerebrali già sviluppati per altre funzioni. Questa ipotesi sarebbe coerente con il fatto che negli esseri umani non esiste un singolo centro della musica, ma si assiste al coinvolgimento di una decina di reti distribuite in tutto il cervello. Noi esseri umani siamo creature musicali, percepiamo la musica(altezza, timbro, armonia, ecc) e la integriamo mentalmente servendoci di parti diverse del cervello. A ciò si aggiunge una reazione emozionale intensa e profonda in cui l'ascolto della musica è un esperienza non solo uditiva ed emozionale, ma anche motoria. Nietzsche scrisse: “ Ascoltiamo la musica con tutti i muscoli”. Teniamo il tempo della musica senza volerlo, anche quando non siamo consapevoli di prestarle attenzione, e con il volto e le posture del corpo rispecchiamo la trama della melodia insieme ai pensieri che essa provoca. Alla base di tutto c'e una memoria musicale, quello che ascoltiamo nei primi anni di vita può rimanere inciso nel cervello per il resto della vita: il sistema uditivo e quello nervoso presentano infatti una spiccata e raffinata sensibilità nei confronti della musica. Non sappiamo in che misura tutto ciò sia dovuto alle caratteristiche intrinseche della musica e in quale misura dipenda da particolari risonanze, sincronie, oscillazioni, sollecitazioni reciproche o retroazioni nei circuiti neurali che si sviluppano su molteplici livelli e sono alla base delle capacità di percepire e riprodurre la musica. D'altra parte questo meccanismo è influenzato da distorsione, eccessi o cedimenti a causa dei quali la capacità di di percepire(o immaginare) la musica è compromessa(es lesioni cerebrali) o dall'altra parte si possono avere eccessi incontrollabili come ad esempio la ripetizione incessante di motivetti o allucinazioni musicali. Alcune persone ad esempio mentre ascoltano la musica vedono colori o provano varie sensazioni gustative, olfattive o visive. Esse sono dette sinesteti e vengono descritte come persone che in modo del tutto involontario sperimentano uno scambio di sensazioni quando sono esposte a particolari stimoli. (La sinestesia consiste un curioso fenomeno in cui avvengono degli scambi di sensazioni). William James parlava della nostra “suscettibilità alla musica” e se è vero che la musica influenza tutti noi essa ci può calmare, animare, dare conforto, emozionare o contribuire ad organizzarci e sincronizzarci nel lavoro, nel gioco e può rilevarsi fondamentale in un approccio terapeutico per persone con affezioni neurologiche. Scherer e Zentner sostengono che sono quattro i fattori in grado di influenzare la misura in cui uno stato emozionale verrà introdotto da un pezzo di musica: le qualità acustiche della musica stessa (ritmo, melodia, 15 tempo, volume, ecc), il modo in cui viene eseguita (la condizione dell'ascoltare, in termini di esperienza musicale, disposizione generale e stato d'animo corrente), il contesto in cui la musica è eseguita e udita e se vi sono o meno interruzioni o qualunque altro fattore che può influenzare l'acustica e l'atmosfera dell'esperienza dell'ascolto. d)Quali sono i nostri sensi? 
• udito 
• vista 
• tatto 
• gusto 
• olfatto
 
e) Sensi e sensibilità.
Per la maggior parte di noi la musica costituisce una parte significativa e nel complesso piacevole della vita: non solo la musica esterna che sentiamo con l'orecchio, ma anche quella interna che suona nella nostra testa. In generale i musicisti di professione possiedono facoltà di immaginazione musicale molto accentuate addirittura da permettergli di comporre nella loro mente senza l'ausilio degli strumenti. A tal proposito l'esempio che maggiormente ci fa capire ciò è quello di Beethoven il quale continuò a comporre nonostante fosse diventato sordo. Con la rimozione di un normale input sensoriale la corteccia uditiva può diventare ipersensibile acquisendo maggiori facoltà di immaginazione musicale(un fenomeno simile si riscontra in chi perde la vista andando incontro a potenziamento dell'immaginazione visiva). A partire dagli anni novanta 16 studi effettuati da Robert Zatorre e coll. hanno dimostrato che immaginare la musica può indurre un'attivazione della corteccia uditiva di intensità pari a quella prodotta dall'ascolto. Immaginare la musica stimola anche la corteccia motoria e viceversa (immaginare l'atto di suonare stimola la corteccia uditiva). Dagli studi sul flusso ematico cerebrale regionale si è visto che la simulazione mentale dei movimenti attiva alcune delle stesse strutture neurali centrali necessarie all'effettiva esecuzione dei movimenti. Così facendo l'esercizio mentale sembra sufficiente da solo a promuovere la modulazione dei circuiti neurali implicati nei primi stadi dell'apprendimento di un abilità motoria. Tale modulazione dà luogo non soltanto a un netto miglioramento nell'esecuzione, ma favorisce l'apprendimento di ulteriori abilità con un esercizio fisico minimo. L'aspettativa e la suggestione possono amplificare l'immaginazione musicale producendo un'esperienza quasi percettiva. Negli anni sessanta furono eseguiti svariati studi in cui si diceva ai soggetti che avrebbero sentito una canzone ed alcuni la sentivano anche se il volume era portato a 0 o addirittura anche se la canzone non veniva fatta partire. La conferma fisiologica di questo riempimento operato dall'immaginazione musicale involontaria è stata ottenuta da William Kelley e coll. usando la risonanza magnetica funzionale: ha visto che durante l 'ascolto di una canzone familiare quando mancava un pezzo della stessa i soggetti non rilevavano consapevolmente queste lacune, ma durante questi intervalli di silenzio si induceva una maggiore attivazione delle aree uditive rispetto alle lacune incluse in canzoni sconosciute. La produzione volontaria, deliberata e consapevole di immagini mentali coinvolge non solo la corteccia uditiva e motrice, ma anche la regione della corteccia frontale implicata nell'attività decisionale e di pianificazione. A volte le immagini sonore ci balzano all'improvviso nella mente; in altri casi possono scorrere tranquille per un po' senza che noi vi 17 facciamo caso. E sebbene con ogni probabilità la produzione volontaria di immagini musicali non sia una facile operazione per chi non è molto incline alla musica, in linea di massima siamo tutti dotati di un'immaginazione musicale involontaria. La nostra suscettibilità all'immaginazione musicale richiede sistemi oltremodo sensibili e raffinati per percepire e ricordare la musica. Questi sistemi sono sensibili alla stimolazione proveniente da fonti interne(ricordi, emozioni, associazioni) e alla musica proveniente dall'esterno. Forse non è solo il sistema nervoso, ma è la musica stessa ad avere in sé qualcosa di particolare: il suo ritmo e i suoi contorni melodici e la sua connessione particolarmente diretta con le emozioni. E' davvero una cosa strana che la musica sia in vario grado nella testa di tutti noi e scorre nella testa di tutti noi anche in assenza di fonti esterne. 

f) Come percepiamo la musica attraverso l'udito?
La musica pervade fin dal mondo fetale l'uomo sia attraverso la voce materna che i ritmi biologici, soprattutto quelli del cuore e del respiro. Udire costituisce un fenomeno periferico legato all'orecchio, mentre sentire presuppone l'intervento del talamo (relais sensitivo per eccellenza), e ascoltare necessita delle funzioni corticali superiori in toto. E' l'apparato uditivo a essere coinvolto, prima a livello dell'orecchio esterno, quindi dell'orecchio medio (cassa del timpano coi 3 ossicini), poi dall'orecchio interno dal quale si dipartono le vie acustiche che terminano bilateralmente nei lobi temporali, dopo aver fatto tappa nel talamo. Nell'emisfero destro l'abilità musicale è connessa alla percezione del timbro e della frequenza del suono nonché all'elaborazione della melodia. Sarebbe dunque il cervello minore, cioè quello non dominante, ad avere un ruolo preminente nelle attività musicali (cervello destro), contrapposto 18 al cervello sinistro, o dominante, coinvolto nell'ascolto dettagliante (analitico - deduttivo - padrone della parola). Il musicista esperto trasferirebbe le funzioni cerebrali connesse alla musica dall'emisfero destro, responsabile dell'ascolto gestaltico, non scomponibile, appreso dall'individuo per ciò che esso significa per lui, all'emisfero sinistro, coinvolto invece nell'ascolto dettagliante. Ma cosa succede? Il sistema nervoso raccoglie le informazioni sensibili, le trasmette, le analizza in un corpo che è cassa di risonanza. Gli stimoli sonori arrivano in noi per diverse strade : dal sistema uditivo, dal sistema di percezione interno per mezzo delle vie nervose, dal tatto con la percezione delle vibrazioni degli strumenti musicali, dalla vista per mezzo della quale il suono penetra come un simbolo prima di essere convertito nella mente in suono. La trasmissione può avvenire mediante 3 processi : la conduzione lungo un nervo, la diffusione di una sostanza chimica o attività inibitrice o eccitante. Lo stimolo acustico trasmesso dal nervo acustico raggiunge il talamo che filtra l'informazione. Se il talamo consente il passaggio dell'informazione, esso viene portato nel lobo temporale dove il suono musicale viene “intellettualizzato”. Per via ematica il collegamento è con i nuclei ipotalamici e con la ghiandola celebrale dell'ipofisi, situata sotto il Talamo, per mezzo di sostanze chimiche che arrivano come secreti del diencefalo (base del cervello) che è il più grande centro neurovegetativo dell'organismo, che reagisce alle informazioni chimiche emesse dal sistema del Simpatico e Parasimpatico che regolano la vita vegetativa autonoma che è indipendente dalla nostra volontà. L' ipofisi sollecitata secerne nel sangue delle sostanze dette “stimoline” dirette alle ghiandole endocrine, agli organi bersaglio, fegato e reni. Le informazioni date dal suono musicale vengono decodificate e trasmesse all'altro emisfero cerebrale, a livello della corteccia motoria che comanda i muscoli o gli 19 organi interessati per mezzo dei nervi, trasmettendo l'ordine motorio attraverso il midollo spinale. Nell'emisfero di sinistra sono site aree come quelle della logica, del relazionale, dei simboli, delle cifre e della melodia musicale ; in quello di destra l'aspetto creativo, intuitivo, emozionale, artistico. Nelle regioni posteriori del cervello si sovrappongono la sensibilità uditiva, cutanea e propriocettiva. L'area del sistema limbico ha la particolarità di accumulare memorie e di essere il luogo delle nostre emozioni. Funziona in modo quasi indipendente dal 1° cervello, quello arcaico soprannominato ”rettileo” che dà origine ai comportamenti primitivi. Lo stimolo sonoro perviene simultaneamente al centro del talamo e della corteccia cerebrale, che sono connessi con meccanismi di “andata e ritorno”. Possiamo affermare che : 
- il senso musicale vero e proprio risiede nel lobo fronto - temporale destro. ? Tutto ciò che in musica è in relazione con il linguaggio risiede nel lobo temporale – sinistro. 
- il riconoscimento dei ritmi musicali è affidato ai 2 emisferi cerebrali ? Solo a livello della corteccia cerebrale il messaggio musicale è ricevuto, decodificato e integrato. 

g) E' la vista che comanda l'udito, ma lavorano anche gomito a gomito.
Gli esseri umani sono una specie altamente dipendente dal senso della vista, che viene utilizzata per valutare il mondo circostante. Come gli altri primati abbiamo gli occhi rivolti in avanti ed usiamo la vista per percepire gli stimoli ambientali che provengono da parti lontane dal corpo. Cosa succede? La luce entra nell'occhio ed agisce sui fotorecettori posti 20 sulla retina che avviano i processi attraverso cui vengono generati impulsi nervosi che percorrono le reti neurali dedicate alla visione, il cervello visivo. Esistono poi percorsi separati che raggiungono il mesencefalo e la corteccia cerebrale mediando diverse funzioni: la rilevazione e la rappresentazione del movimento, le forme, i colori ed altri caratteri distintivi del mondo visibile. Alcuni di questi meccanismi, ma non tutti, sono accessibili alla nostra coscienza. Nella corteccia, i neuroni di aree visive distinte sono specializzati in diversi tipi di funzioni visive. Ma perchè comanda la vista sull'udito? In caso di dubbio nella comprensione del linguaggio, il cervello segue maggiormente gli input degli occhi e poi delle orecchie. Basti pensare a quando guardiamo un dialogo doppiato male: le nostre orecchie sentono una cosa, ma gli occhi ne percepiscono un'altra e nel caso in cui questa differenza è sottile il cervello si fida maggiormente di quello che vediamo(effetto Mc GurK). Succede che i segnali visivi influenzano la regione auditiva del cervello, cambiando la nostra percezione della realtà. A conferma di ciò in uno studio condotto dall'università dello Utah è emerso che se il movimento della bocca non corrispondeva assolutamente al suono venivano percepite 2 sillabe diverse, invece se il movimento della bocca era solo lievemente diverso dal suono veniva percepito il suono visto e non quello udito. Con ciò i ricercatori hanno dimostrato che i segnali neurali che nel cervello dovrebbero essere guidati dal suono sono surclassati da quelli visivi. Però occhi e orecchie lavorano anche gomito a gomito come espone una ricerca della dr.ssa Jennifer Groh del centro di neuroscienze cognitive della Duke University. Essa ha condotto uno studio sulle scimmie alle quali è stata monitorata l'aera collicolare mentre in una stanza buia erano sottoposte a stimoli visivi e uditivi. Sorprendentemente l'attività nervosa normalmente correlata agli stimoli uditivi veniva messa in moto 21 anche da quelli visivi permettendo alle sue stimolazioni di completarsi a vicenda. Questa ricerca dimostra che la percezione richiede un'elevata interazione tra le reti sensoriali, molto più elevata di quanto non si pensasse. Quindi il rapporto tra vista e udito è strettissimo. Può succedere anche che sia l'udito a surclassare la vista: avviene una riduzione di quest'ultima quando la nostra mente viene occupata da una musica che ci coinvolge profondamente. Se siamo attenti a sentire riduciamo le nostre capacità visive, probabilmente perchè vengono attivate con un grande impegno neurologico le aree uditive, con conseguente riduzione delle zone cerebrali che dovrebbero accendersi quando guardiamo qualche cosa. 

h) E se l'udito manca? Interviene il tatto.
Ci sono altri sistemi in grado di percepire il suono ed il più importante è quello sensorio-tattile. Le onde prodotte dai corpi in vibrazione e trasmesse per mezzo dell'aria possono essere percepite attraverso la pelle, i muscoli, le ossa, il sistema nervoso autonomo con il quale il debole di udito capta gli elementi quali il ritmo, l' accentuazione, l'altezza, l'intensità, la durata. Si può considerare il bambino sordo come un essere normale che è capace di integrarsi col movimento della danza. Il suono è percepito (dai sordi) da un sistema globale, perciò lo sforzo di comunicazione sarà diretto verso questa totalità e non esclusivamente verso un sistema determinato. Il paziente è anche un sistema di emissione e dunque lo strumento più importante sarà il suo corpo. I suoni gravi sono quelli che si percepiscono più facilmente. La lira, o gli strumenti che si poggiano per es. sulle ginocchia, sono quelli che i pazienti deboli d'udito preferiscono, poiché possono sentirne le vibrazioni attraverso tutto il corpo. Si constata che il debole d'udito s'interessa più al ritmo che alla 22 melodia. Ma come funziona il tatto? Il tatto è un senso speciale che ci fornisce il nostro primo contatto con il mondo. Schiere di recettori in tutto il nostro corpo sono sintonizzati sulle diverse modalità della sensibilità somatica: tatto, temperatura, posizione del corpo ed altre ancora, come la sensazione di dolore. La capacità discriminativa varia tra le diverse zone della superficie corporea ed è particolarmente sviluppata in sedi come i polpastrelli delle dita. Nello specifico incorporati negli strati del derma della nostra pelle, sotto la superficie, vi sono molti tipi di piccoli recettori. I corpuscoli di Pacini e di Meissner, i dischi di Merkel e le terminazioni di Ruffini rilevano i vari aspetti della sensibilità tattile. Tutti sono dotati di canali ionici che si aprono in risposta alle sollecitazioni meccaniche che scatenano i potenziali d?azione. Un concetto importante circa i recettori somato-sensitivi riguarda il campo recettivo cioè quella zona di cute entro cui un recettore risponde assicurandoci di poter avvertire gli stimoli sull'intera superficie corporea. Una volta rilevato uno stimolo, i vari recettori mandano impulsi lungo i nervi sensitivi che formano le radici posteriori del midollo spinale. Gli assoni che collegano i recettori tattili al midollo spinale sono grosse fibre mielinizzate che veicolano l?informazione dalla periferia alla corteccia cerebrale in modo estremamente rapido. Esistono delle stazioni di relé a livello del midollo e nel talamo, che proietta infine all'area sensitiva primaria della corteccia, la corteccia somatosensitiva. I nervi si incrociano sulla linea mediana cosicché il lato destro del corpo è rappresentato nell'emisfero sinistro e il lato sinistro nell'emisfero destro. 

i) I sinesteti: suono-gusto-colore e olfatto 
Per secoli gli esseri umani hanno cercato una relazione fra musica e colore. Newton pensava che lo spettro avesse 7 colori ben distinti corrispondenti alle sette note della scala diatonica. Organi cromatici e strumenti simili in cui ogni nota era accompagnata da un colore specifico risalgono all'inizio del '700. “ The Oxford Companion to Music” dedica alla voce “colore e musica” 18 colonne fitte di testo. Per la maggior parte di noi le associazioni fra colore e musica restano a livello di metafore disseminate di “simili a” e “come se”, ma per alcune persone un'esperienza sensoriale può istintivamente e automaticamente provocarne un'altra. Per i sinesteti è una congiunzione di sensazioni che interessa qualsiasi senso. Per esempio un individuo può percepire le lettere dell'alfabeto o i giorni della settimana associando a ciascuno di essi in colore; un altro può associare ogni colore ad un odore o ciascun intervallo musicale a un sapore corrispondente. Ogni sinesteta ha le sue personali corrispondenze cromatiche. Dei ricercatori di Zurigo(Gian Beeli, Michaela Esslen e Lutz Janke) hanno descritto una musicista di professione con una sinestesia musica-colore e musica – gusto: ogni volta che lei sente un particolare intervallo musicale automaticamente percepisce sulla lingua un gusto che è costantemente associato a quell'intervallo. Seconda < acido, seconda > amaro; terza < salato, 3 > dolce; quarta erba falciata; tritono disgusto; quinta acqua pura; 6< panna, 6> panna a basso tenore lipidico; 7< amaro, 7> acido; ottava insapore. Il gusto compensava in lei immediatamente qualsiasi incertezza uditiva circa l'intervallo che ascolta. E' dall'800 che si iniziò a studiare il fenomeno della sinestesia: se da principio si pensava non fosse nulla di più che una trovata poetica o un invenzione della fantasia, negli anni sessanta-settanta seguirono studi psicologici che legittimarono suddetto fenomeno. Susseguirono poi altri studi che riportarono al concetto di sinestesia come espediente poetico 24 per cambiare negli ultimi trent'anni del '900 con studi neuropsicofisiologici dimostrando un'autentica attivazione del cervello in aree sensoriali diverse. Fino ad oggi in cui si definisce la sinestesia come un fenomeno fisiologico dipendente dall'integrità di particolari aree della corteccia e delle loro interconnessioni fra aree specifiche. Nel 2001 fu pubblicato sul Journal of Consciousness Studies un articolo di due ricercatori( Ramachandram e E.M. Hubbard) a conferma del fatto che quando i sinsesteti vedono dei colori in riposta al linguaggio verbale e alla musica ha luogo un'attivazione delle aree visive e soprattutto di quelle coinvolte nell'elaborazione del colore. La sinestesia sembra accompagnarsi a un insolito grado di attivazione crociata fra aree della corteccia sensoriale che nella maggior parte di noi sono funzionalmente indipendenti: tale attivazione crociata potrebbe essere basata su un eccesso di connessioni neurali anatomiche fra aree diverse. Esiste qualche conferma che questa iperconnettività sia presente nei primati e in altri mammiferi durante lo sviluppo fetale e nel periodo neonatale e che venga poi ridotta nell'arco di qualche settimana o qualche mese dalla nascita. Secondo Baron-Cohen e Harrison nello sviluppo normale, con la maturazione della corticale, la confusione sinestetica lascia il passo nel giro di qualche mese a una più netta distinzione e segregazione dei sensi che sua volta rende possibile l'appropiata associazione delle diverse percezioni necessaria per il pieno riconosci mento di un mondo esterno e dei suoi contenuti. Si pensa che nei sinesteti un'anomalia genetica impedisca la completa cancellazione di questa iperconnetività precoce. Solitamente la sinestesia compare precocemente però in rare situazioni può fare una comparsa transitoria durante le crisi epilettiche del lobo temporale o sotto l'influenza di allucinogeni. L'unica causa di una sinestesia acquisita in modo permanente è a cecità: la perdita della vista può portare paradossalmente a un potenziamento dell'immaginazione 25 visiva e a connessioni intersensoriali e sinestesie di ogni tipo. Possiamo parlare di un release, ovvero la rimozione di un'inibizione che di norma è imposta dal sistema visivo funzionante. Possiamo concludere che non tutti possediamo le capacità di percezione di gusto, colore e forse anche olfatto attraverso l'ascolto della musica, ma ci sono persone che possono farlo e per loro tutto ciò è una cosa naturale e involontaria. 

l) Studi Udito:
Sull'udito esistono innumerevoli studi che variano in diversi ambiti. Di seguito ne riportiamo solo alcuni. 

1. Da una ricerca fatta su un gruppo di bambini tra i 4 e i 6 mesi a due diversi tipi di ascolto musicale, risultava che più l'armonia musicale era perfetta, maggiore era la calma e la tranquillità, la serenità e l'attenzione. Le esecuzioni dissonanti erano invece accompagnate da nervosismo, irritazione e pianto.  

2. Un esperimento condotto dall’Apollo Music Projects ha coinvolto migliaia di allievi delle scuole elementari, a partire dall’età di sette anni. L’iniziativa consisteva nell’esporre i ragazzi all’ascolto di vari compositori, da Mozart a Beethoven, passando anche per Ravel, Shostakovich and Mendelssohn. Il tutto nell’atmosfera famigliare della loro classe, senza la pressione dello studio delle altre materie. Oltre all’ascolto, però, il progetto prevedeva anche sei lezioni, per apprendere i concetti basilari della musica e avviarsi all’uso degli strumenti. Gli insegnanti suggerivano anche cosa ascoltare, e poi naturalmente rispondevano alle domande dei ragazzi. L’iniziativa si concludeva con la partecipazione ad un vero concerto pubblico. I risultati sono stati giudicati prima dai bambini, e poi 26 dai loro insegnanti. Gli studenti in generale hanno detto che si erano divertiti, e questo già non è poco. Gli insegnanti, invece, hanno notato una serie di effetti positivi sul comportamento sociale e accademico dei loro allievi. La maggior parte di essi ha dimostrato subito una migliore capacità di ascoltare le lezioni in classe, concentrarsi, seguire le regole. Anche sul piano sociale ci sono stati dei vantaggi, perché i bambini hanno sviluppato nuove capacità comunicative, utili tanto nello studio, quanto nei rapporti con gli altri. Chi ha messo le mani su qualche strumento, poi, ha dimostrato di aver acquisito la capacità di individuare eventuali i problemi e risolverli più velocemente degli altri. Sul piano puramente musicale, è noto che l’esposizione a pezzi diversi tra loro allarga e rafforza lo spettro delle preferenze: più si sente la musica, più viene voglia di sentirla. Questo, così, diventa un circolo virtuoso, perché più i ragazzi ascoltano, più migliorano tutte le altre qualità favorite dalla musica. 

3. È ormai risaputo che la musica classica aiuta la concentrazione e il rilassamento. A quanto pare non solo l’essere umano subisce gli influssi benefici di questo genere musicale ma anche gli altri esseri viventi come piante e animali. Sembra che ad esempio, i gatti siano in grado di distinguere tra i vari generi musicali e che preferiscano la musica classica e da camera rispetto al rock. Secondo alcuni esperimenti la musica classica potrebbe rivelarsi molto produttiva in alcune circostanze. È stato notato che con un bel sottofondo musicale, le galline sono in grado di produrre più uova e le mucche aumentano la loro capacità di produrre il latte. Ciò che lascia davvero senza parole è che la musica è in generale avvertita anche da organismi sprovvisti sprovvisti di udito, le piante appunto. Stando alle ipotesi avanzate negli ultimi anni, grazie all’ascolto di musica classica, le piante crescono con una migliore salute e risultano anche più produttive e fruttuose. Uno studio svolto dall’Istituto Nazionale di agricoltura Biologica nella Corea del Sud ha evidenziato che le piante di 27 riso tendono a crescere e a produrre maggiormente se ascoltano la musica classica. Attraverso esperimenti, ci si è accorti che le reazioni all'ascolto da parte del mondo della flora, erano maggiori per frequenze comprese tra i 125Hz e i 250Hz, l’intervallo più utilizzato dalla musica classica. Anche in Italia, si sono sperimentate le capacità della musica classica di agire sui vegetali. Da qualche anno, è iniziata una collaborazione tra il professor Stefano Mancuso, esperto di neurobiologia vegetale all’università di Firenze, e il produttore di Brunello di Montalcino Giancarlo Cignozzi. Tra i vigneti, sono stati inseriti degli amplificatori che diffondono le note di Mozart, il compositore che le piante sembrano gradire più di altri. Risultato stupefacente. Secondo il viticoltore, "la vite sembra avere un 35-40 per cento di incremento foliario, e del 200-300 per cento nel frutto". Alla base del legame tra la produttività delle piante e la musica di Mozart, ci sarebbe il fatto che il grande talento austriaco compose musica della natura. Le sue composizioni contengono infatti sequenze del matematico Fibonacci, le stesse con cui si sviluppano i rami degli alberi. Se la musica classica ha effetti positivi per le piante, immaginiamo quanto possa essere benefica per l’uomo e per il suo benessere psico-fisico.(15) l2)Vista 1. Da uno studio condotto dai ricercatori del Wake Forest University Baptist Medical Center e dell'Università della North Carolina (Usa), è emerso che all'ascolto attento corrisponde un accresciuto funzionamento delle aree cerebrali deputate all'interpretazione dei suoni e, contemporaneamente, a una riduzione dell'attività delle aree collegate con la vista. Per dimostrarlo i ricercatori hanno sottoposto a risonanza magnetica il cervello di 20 direttori d'orchestra e di 20 studenti senza formazione musicale mentre eseguivano alcuni esercizi di ascolto, scoprendo che la riduzione di attività visiva,riscontrabile in entrambi i 28 gruppi è più evidente nei non musicisti. Conclusioni. il cervello, quando deve prestare attenzione, attiva meccanismi che riducono le possibili distrazioni; tali meccanismi però tendono a scomparire nei soggetti addestrati all'ascolto, come appunto i musicisti. «In fondo è un po' quello che succede quando ascoltiamo una canzone che ci piace: chiudiamo istintivamente gli occhi quasi volessimo sentirla meglio», affermano gli scienziati.(17) 2. Spesso le persone colpite da ictus non riescono ad individuare e gestire gli oggetti presenti nell'area del campo visivo opposta al lato del cervello danneggiati. Uno studio dell'accademia inglese per le scienze ha dimostrato che in soggetti ischemici che ascoltavano la propria musica preferita compensavano in parte i loro difetti visivi. Hanno fatto gestire a suddetti pazienti oggetti nella loro zona “oscurata” del campo visivo rilevando un miglioramento fino al 65%. Se però l'orecchio era colpito da note sgradevoli i progressi delle capacità visive si arrestavano del 15%, Per i ricercatori questi benefici effetti della musica sulla capacità visiva sono dovuti al fatto che le note preferite possono indurre emozioni positive nei soggetti che ascoltano e generare di conseguenza stimoli positivi per il cervello.(18) 3. Uno studio del dr.Amir Amedi, della Harvard Medical School ha dimostrato che un particolare suono può creare l'immagine di un oggetto in aree del cervello che si consideravano riservate al tatto e alla vista. Secondo Amedi l'audio può stimolare l'attività della Lotv (aree lateraleoccipitale (LO) associate alla funzione tattile-visuale (tv)) esattamente come la vista e il tatto. Il suono in questione, però, non è un rumore qualunque ma la "traduzione audio" (prodotta con un chip) delle immagini catturate da una comune videocamera digitale. La distinzione dai normali rumori ambientali è importante: la ricerca della Harvard Medical School ha infatti dimostrato che il semplice suono prodotto da un oggetto (per 29 esempio il rimbalzo di una palla), anche se può essere correttamente associato a un "oggetto palla", non produce alcuna attività nella Lotv e perciò non si forma l'immagine mentale della palla. Il sistema sviluppato da Amedi sembra invece sollecitare la LOtv a generare un'immagine mentale che corrisponde alla "firma sonora" di ciò che viene inquadrato dalla videocamera-->restituire ai non-vedenti una specie di vista, anche se soltanto attraverso le orecchie.(19) 

4. Dal 2007 è attivo il festival internazionale di musica di Cartagene che offre numerose iniziative formative ed organizza attività musicali con finalità sociale al motto di “la musica è di tutti”. Per il 2014 con la collaborazione dell'agenzia colombiana Y&R di Bogotà si è messo a punto il primo music player per non udenti: vibetunes. Questa applicazione consiste nella trasformazione di frequenze e battute di una canzone in vibrazioni dello smartphone in cui le differenti vibrazioni trasmesse permettono di individuare le note, il ritmo e le combinazioni.(20) 

13) TATTO 
1. Secondo una ricerca la nostra capacità di comprensione dei suoni è influenzata non solo dai gesti (come il movimento di labbra e mani) ma anche dalle sensazioni tattili avvertite dalla nostra epidermide durante un discorso ed in in particolare dai leggeri e spesso impercettibili "soffi" d’aria che la bocca emette con la pronuncia di alcune sillabe. Un team di ricercatori dell’University of British Columbia di Vancouver, Canada, ha fatto ascoltare a 66 soggetti sani (uomini e donne) una serie di sillabe, divise tra "pa" e "ta" (suoni che nella lingua inglese, si pronunciano con una lieve aspirazione d’aria) e "ba" e "da" (corrispettive sillabe non aspirate). Contemporaneamente ai volontari, sono stati somministrati leggerissimi "sbuffi" d’aria, simili a emissioni di fiato, sulla pelle del collo o della mano: quando ai soggetti è stato chiesto di distinguere i suoni,si è visto che spesso le sillabe associate a emissioni d’aria sulla pelle, 30 venivano percepite come aspirate, anche se di fatto, non lo erano. In altre parole,"ba" e "da" venivano scambiati con "pa" e "ta" quando associati agli sbuffi d’aria. Il fenomeno dicono gli scienziati, è analogo a quello della lettura labiale: quando gli occhi percepiscono il movimento delle labbra dell’interlocutore, l’area cerebrale della corteccia auditiva si attiva ed è come se stessimo "sentendo" con gli occhi. «La stessa cosa accade anche con la pelle» ha detto Bryan Gick, che ha preso parte alla ricerca «sentiamo un soffio d’aria, non importa se arriva dalle orecchie o dall’epidermide». 

2. Noi percepiamo il suono come pressione su tutto il corpo, dalla superficie inferiore dei piedi fino alla punta dei capelli: su zone del corpo specifiche avvertiamo frequenze specifiche. Bassi : parte bassa ventre, zona genitale e gambe Medio-bassi: dal ventre fino al petto Medio-alti: dal petto alla bocca Alti: dalla bocca all'apice della testa Il nostro corpo vibra in consonanza con i suoni che percepiamo nell'ambiente e trasmette questa percezione all'orecchio che codifica il segnale pressorio in veri e propri impulsi elettrici che verranno poi a loro volta codificati come suoni dal nostro cervello. Pensiamo alla compositrice Evelyn Glennie che nonostante sia sorda è un acclamata concertista: riesce a suonare perfettamente senza guardare il direttore d'orchestra grazie al suo spiccato tatto e molte volte suona scalza per avvertire meglio le vibrazioni. 

14) GUSTO 
1. Una musicista svizzera quando ascolta musica percepisce ben precisi sapori: il semitono le dà, per esempio, un gusto aspro e deciso, mentre un intervallo di quinta le fa sentire il sapore dell'acqua pura. I ricercatori dell'Università di Zurigo hanno compiuto alcuni test mettendo 31 sostanze dai sapori diversi sulla lingua della musicista ed esponendola a stimoli sonori. Lei è riuscita a identificare gli intervalli corretti in un tempo molto più basso rispetto a quello impiegato da cinque musicisti non sinesteti. La sinestesia aiuta dunque la musicista nel suo lavoro poiché le consente di identificare note e intervalli a tempo di record, ma influenza moltissimo anche i suoi gusti musicali: Le sensazioni visive e gustative sono infatti tanto più intense quanto più suoni e pause sono ben definiti. La musica moderna ha suoni così confusi e poco puliti da suscitare nella musicista sensazioni molto attenuate e per questo lei tende a preferire armonie più semplici, come le opere di Bach, che a suo dire avrebbero uno spiccato sapore di crema.

2. Una ricerca di Alfredo Fontanini presso il dipartimento di Neurobiologia alla State University di New York dimostra che i segnali acustici sono in grado di farci percepire in anticipo un sapore attivando contemporaneamente la razionalità e le emozioni. Per adesso gli studi hanno scoperto cosa accade nei circuiti gustativi dei ratti, ma i risultati sono in perfetto accordo con quello che si crede succeda anche nell'uomo. Dopo aver insegnato agli animali a premere una leva dopo un suono che annunciava il cibo, e aver somministrato qualche goccia di liquido contenente uno di quattro composti (saccarosio, sale da cucina, acido citrico, chinino), i ricercatori hanno controllato che cosa accade in due zone del cervello: la corteccia gustativa ( che si occupa di gestire i segnali del gusto) e l'amigdala( struttura cerebrale in cui sono elaborate le emozioni e le aspettative.). Ebbene, dopo aver imparato che il suono preannuncia la "degustazione", i neuroni nella corteccia gustativa cominciano a rispondere ai suoni: nel cervello dei ratti non si "accende" solo la corteccia gustativa, ma, addirittura prima della corteccia, anche l'amigdala. L'attivazione dell'amigdala è necessaria per preparare la corteccia stessa all'arrivo del cibo. La ricerca dimostra quindi che quando incontriamo un segnale che anticipa il cibo, una parte del cervello si attiva molto velocemente per gestire i segnali sensoriali legati al gusto. Ma il fatto che sia coinvolta anche l'amigdala, la centrale cerebrale delle emozioni, significa che il cervello è coinvolto quasi totalmente nella elaborazione di segnali e aspettative collegate al cibo.

3. L'università di Oxford ha dimostrato che le alte frequenze esaltano il sapore dolce, mentre quelle basse si riconducono al sapore amaro.

4. L'università dell'Arkansas ha messo in evidenza come una normale musica di sottofondo sia in grado di alterare il gusto dell'alimento che si sta assaporando in maniera piu' o meno marcata a seconda del genere che si stà ascoltando 

15) OLFATTO 
1. A Venezia nel 2014 viene proposto un appuntamento di una grande suggestione artistica, intellettuale e sensoriale: “Des Sons e del Perfumes” un concerto olfattivo su un repertorio di musica francese impressionista, spagnola ed altro. Da Baudelaire: “ la mia anima viaggia seguendo un profumo, come l'anima di altri uomini viaggia seguendo la musica,suoni e odori volteggiano nell'aria della sera, valzer malinconico e scosceso languore”.