MUSICOTERAPIA IN ODONOTOIATRIA VISSUTA ATTRAVERSO I 5 SENSI.

CAPITOLO 4:  LA ODONTOMUSICOTERAPIA


a) Cosa è?  
In campo odontoiatrico ciò che ci riguarda è domare l'ansia che l'ambiente tipico o ricordi di infanzia possono incutere nel paziente. Noi ci troviamo quotidianamente a confrontarci con individui diversi tra di loro sia sotto l'aspetto clinico sia sotto l'aspetto soggettivo. Dobbiamo quindi avere un bagaglio psicologico tale da capire determinati segni e le azioni-reazioni del paziente per orientarci sul modo migliore con cui approcciarci. Un applicazione terapeutica di ascolto di musica appropriata risulta in tale ambito indicata per aiutare a sviluppare nel paziente capacità specifiche in grado di agire come tecnica di rilassamento. Dobbiamo tenere conto che ognuno di noi durante l'ascolto si abbandona a pensieri che hanno un qualche rapporto coi problemi personali, quindi la musica rispecchierà uno “stato d'animo” : solo ascoltando una musica dello stesso colore del proprio umore si entra in comunicazione con lei avendo un obbiettivo liberatorio, anche se inizialmente può scatenare reazioni di angoscia. Non potendo conoscere sempre i problemi quotidiani dei pazienti andremmo a proporre una musica capace di indurre l'attività neuronale al ritmo delle onde Theta dette anche onde del rilassamento. 

b) Paura del dentista: come ci aiuta la musica in studio? 
Con il termine paura si identificano stati di diversa intensità emotiva che vanno da una polarità fisiologica come il timore, l'apprensione, la preoccupazione, l'inquietudine o l'esitazione sino ad una polarità patologica come l'ansia, il terrore, la fobia o il panico. Il termine paura viene quindi utilizzato per esprimere sia una emozione attuale che una 41 emozione prevista nel futuro, oppure una condizione pervasiva ed imprevista, o un semplice stato di preoccupazione e di incertezza. La paura ha una funzione positiva, così come il dolore fisico, di segnalare uno stato di emergenza ed allarme, preparando la mente il corpo alla reazione che si manifesta come comportamento di attacco o di fuga. I modelli di risposta alla paura sono geneticamente programmati nel cervello umano e fanno parte di un sistema di comportamento difensivo che opera indipendentemente dalla coscienza, che fa parte dell'inconscio emotivo. Il primo meccanismo che si attiva è quello chiamato del "circuito primitivo". Esso porta a termine l'esame generando una reazione emotiva, positiva o negativa, a qualsiasi oggetto e sensazione entri nel nostro campo di azione. Valuta ogni elemento individuandone la dannosità. Il circuito della paura ci predispone al pericolo ancora prima di comprendere quale sia l'eventuale minaccia perché agisce al di fuori del diretto controllo conscio o razionale. Ha sede nella profondità dell'encefalo in una struttura antichissima: il sistema limbico. Esso è formato oltre che dal talamo e dall'ipotalamo, dall'ippocampo e dalla amigdala. Da queste strutture sono esaminati gli elementi essenziali di una condizione di pericolo, non i dettagli. L'amigdala, in particolare, sembra in grado di memorizzare semplici ed elementari ricordi di sensazioni che abbiamo imparato a temere. L'ipotalamo regola le funzioni automatiche del corpo, come il mantenimento degli organi interni e la secrezione di alcuni importanti ormoni. Questi comprendono l'ormone chiave delle emergenze, il fattore di rilascio della corticotropina, che prepara l'intero organismo alla lotta o alla fuga con una cascata di ormoni e di altre sostanze nel corpo e nel cervello. Una struttura vitale di tessuto è il locus coeruleus che controlla la secrezione di un'importante sostanza di emergenza, la noradrenalina. Altri sistemi di neurotrasmettitori situati in questa regione producono 42 serotonina, dopamina(rilassanti), acetilcolina e adrenalina (energetizzanti). Differenti combinazioni di questi e di altri neurotrasmettitori diffusi in aree specifiche del cervello possono produrre differenti livelli di paura. Il circuito primitivo è molto rapido ma poco preciso. Successivamente il nostro cervello lavora per affinare la propria reazione agli stimoli. Questo perfezionamento avviene facendo filtrare le informazioni attraverso la corteccia, che raccoglie i flussi di dati in arrivo dai sistemi sensoriali, e li collega con la nostra memoria. Mentre si genera un'immagine sempre più chiara e dettagliata, Sulla base di queste informazioni, è possibile riesaminare la decisione iniziale e valutarne la correttezza, adattando la reazione alla nuova valutazione. Il collegamento tra la corteccia e il sistema limbico è quello che viene chiamato "circuito razionale". Questo è più lento e più elaborato. Opera entro i massicci lobi frontali della corteccia cerebrale, in particolare nella corteccia prefrontale, situata appena dietro la fronte. Questo complesso apparato sottopone a un'analisi altamente sofisticata le informazioni ricevute dal circuito primitivo e dalla corteccia. Ci permette di valutare e analizzare razionalmente una paura specifica e di soppesare molte diverse possibilità e opzioni, comprese alcune risposte assai più articolate di tipi di lotta e di fuga, prevedendo per esempio la negoziazione. L'analisi di questo secondo circuito è più lenta, ma anche più approfondita rispetto a quella istantanea del circuito primitivo. L'ultimo circuito è il circuito conscio che consiste in un'elaborazione del sistema di vigilanza ed è il decisore supremo. E' a livello del conscio che vengono prese le decisioni tra le possibilità offerte dal circuito razionale. Può cercare di arrestare la reazione di fuga o di lotta scatenata dal circuito primitivo. Il conscio è caratterizzato dalla autoconsapevolezza, ossia dalla coscienza di provare paura. E questa consapevolezza che ci permette di distinguere una più primitiva e semplice reazione al pericolo da ciò che 43 può essere più propriamente chiamata emozione di paura. Durante tutta la reazione vengono rilasciate endorfine che limitano o impediscono di percepire il dolore durante la reazione alla minaccia.
Quindi la paura e l’ansia coinvolgono tutto il nostro organismo interessando tutte le sfere della personalità di seguito specificate: 
• Il sistema cognitivo 
• Il sistema fisiologico 
• Il sistema emotivo/motivazionale 
• Il sistema comportamentale All’interno dei quadri clinici, il campo delle fobie è quello in cui la fantasia dell’essere umano si è più sbizzarrita, si osservano infatti paure legate a oggetti e situazioni specifiche, fino ad arrivare a quelle per l’ambiente odontoiatrico. Un altro quadro clinico che interessa il personale dello studio odnotoiatrico è l'attacco di panico (disturbo di natura psicologica che si manifesta con sensazioni d’intensa paura e/o di panico) che si accompagna da quattro o più dei seguenti sintomi: 
•palpitazioni, cardiopalma o tachicardia; 
•sudorazione; 
•tremori fini o a grandi scosse; 
•dispnea o sensazione di soffocamento; 
•sensazione di asfissia; 
•dolore o fastidio al petto; 
•nausea o disturbi addominali; 
•sensazioni di sbandamento, instabilità, testa leggera, svenimento.

Nell'immaginario comune lo studio odontoiatrico non sempre evoca un’immagine positiva, soprattutto fino a un passato non del tutto lontano. Capita tutt'oggi di ospitare bambini mai andati dal dentista, con comportamenti dimostranti paure ingiustificate, purtroppo, dipendenti da 44 racconti diretti o indiretti alla loro attenzione, o adulti con chiari comportamenti ansiogeni o addirittura fobici. Si necessita quindi un approccio soft, comprensivo alla risoluzione delle problematiche (non solo odontoiatriche) in modo che il paziente venga coinvolto maggiormente creando un rapporto di fiducia con un feed-back positivo. Si deve creare quindi un sentimento di empatia, tale da cogliere ai primi segnali di disagio o richieste non sempre evidenti in un primo approccio; dobbiamo dimostrare sensibilità e fargli percepire la nostra piena considerazione per il suo benessere psico-fisico che, per noi operatori, rappresenta l'elemento fondamentale. L’accoglienza del paziente da parte del personale sanitario prevede un comportamento che trasmetta coerenza tra linguaggio verbale e metaverbale, che comunichi al paziente di essere vicino alle sue esigenze. Il tutto deve essere supportato da un ambiente rilassante iniziando da una sala di attesa che esca fuori dagli schemi e quindi che sia piacevole, dai colori pastello con arredi confortevoli e comodi. Arricchire la sala con poesie emotivamente positive ed immagini con paesaggi naturali evocanti tranquillità può essere utile. Accogliere il paziente con una musica dai ritmi lenti con melodie ripetitive e lunghezze dilatate, favorisce un rilassamento tale da indurre il paziente alla normalizzazione di una situazione ansiogena senza l’intervento della volontà. Questo comporta un’attenzione e una responsabilità deontologica che vanno al di la delle competenze del proprio ruolo. Strumenti terapeutici finalizzati all’allentamento della tensione emozionale si devono proporre anche durante la seduta odontoiatrica poiché è provato che i “dolori” avvertiti in seduta, sono riconducibili più alla tensione del paziente che al trattamento svolto dal personale sanitario. L’ascolto di brani musicali appropriati può indurre facilmente un certo grado di rilassamento, tale da rendere meno stressante la seduta d’igiene orale od odontoiatrica. 
 
c) Descrizioni degli effetti musicali sulla psiche. 
“BOLERO di RAVEL” :eccitante, stimola gli impulsi sessuali, può provocare isterismo, stati confusionali. 
SINFONIE “PASTORALI” di BEETHOVEN: rilassanti, rasserenanti e facilitano il sonno. 
QUINTA e NONA SINFONIA di BEETHOVEN stimolanti: la prima verso uno stato di tensione, la seconda verso la gioia e l’allegria. 
LA “PRIMAVERA” di VIVALDI stimola senso di ottimismo e felicità, induce il sorriso. 
LA “NOTTE” di VIVALDI e LE MUSICHE DI BACH: distensiva, combatte l’insonnia e riduce le tensioni emotive. 
ROCK RHYTHM‘N’ BLUES: eccitante, deconcentra, riduce l’angoscia. Disinibente e liberatoria. 
JAZZ: stimola il movimento delle gambe. Aumenta l’ottimismo. 
MUSICA AMBIENT: ritmi spesso lenti, poco percussivi e ritmati, melodie dolci. Stimolano rilassamento e benessere, migliorano la concentrazione, aumentano la serenità. 

d) Studi 
Due studi molto importanti per quanto riguarda la odontomusicoterapia è stato effettuato presso l'Ulss n.8 di Montebelluna. La finalità dei test eseguiti è stata quella di verificare se la musica poteva determinare nei pazienti uno stato di relativo rilassamento nei confronti di interventi analoghi sugli stessi pazienti operati in assenza di musica. Materiali e metodi: Primo studio: in sala d’aspetto e alla poltrona veniva proposta della musica appositamente composta e i pazienti rispondevano poi a un questionario nel quale venivano richieste le impressioni ricavate da tale ascolto. Risultati: Una media del 90% giudicò gradevole e rilassante tale musica e chiese di riascoltarla nelle sedute seguenti. Però essendo un questionario il tutto risultava soggettivo e si necessitava una valutazione oggettiva valutando parametri fisiologici, quali le frequenze cardiache e respiratorie, le pressioni sistolica e diastolica, per avere un riscontro clinico oggettivo dell’effetto che tali musiche avevano sul paziente. Materiali e metodi Secondo studio: valutazione oggettiva analizzando i quattro parametri fisiologici sopra citati. Sono stati sottoposti al test 45 pazienti: 20 maschi e 25 femmine, di età compresa tra i 15 e i 65 anni. Ciascun paziente necessitava di cure odontoiatriche tali da essere eseguite per almeno due distinte sedute con appuntamenti ravvicinati e simili per tipo di trattamento. In occasione della visita e in seguito, durante tutta la raccolta dei dati, nessun paziente è stato messo al corrente della finalità della ricerca. Per ogni soggetto si sono inizialmente rilevati i seguenti quattro parametri a riposo: frequenza cardiaca, frequenza respiratoria, pressione sanguinea massima e minima. Nella metà circa dei casi, in concomitanza con il primo appuntamento, è stata fatta ascoltare al paziente una serie ininterrotta di brani musicali appositamente composti e selezionati per indurre in chi li ascolta un certo grado di rilassamento; si è proceduto quindi a misurare i suddetti parametri in quattro diversi momenti. 
• La prima misurazione dopo 5 minuti da quando il paziente si trovava accomodato sul riunito odontoiatrico in attesa dell’inizio delle cure, 47 in posizione confortevole, circondato da in ambiente tranquillo e dalla musica in questione. 
• La seconda e la terza rilevazione durante il trattamento a circa metà della seduta e sempre in presenza della musica. 
• L'ultima misurazione a seduta ultimata e dopo circa 5 minuti dal termine del trattamento, mentre il paziente poteva ancora ascoltare la musica. In occasione del secondo appuntamento programmato, si è proceduto a rilevare per ciascun soggetto i quattro parametri nei corrispondenti quattro momenti della seduta nelle medesime condizioni di tranquillità, ma senza la presenza della musica. Nella restante metà dei casi si è invertito l’ordine della raccolta dei dati. Risultati: La tabella 1 mostra l’andamento medio delle misurazioni della frequenza cardiaca, la tabella 2 della frequenza respiratoria, la tabella 3 della pressione sanguigna massima e minima (tabella4), rilevate con e senza musica prima, durante e dopo l’intervento.
 
Dai risultati notiamo che la musica ascoltata in occasione degli interventi odontoiatrici è servita molto a calmare i pazienti abbassando quindi notevolmente i valori riscontrati senza musica. e)Proposta terapeutica Nonostante la musica funzionale per rilassare il paziente dipenda dai gusti personali, i test hanno dimostrato che con determinate musiche si possono comunque ottenere risultati. Si utilizzerà quindi una musica con caratteri già citati come ritmi lenti con strumenti rilassanti (chitarre classiche no strumenti a percussione), un musica non intrusiva che deve consistere in una specie di tappeto percepibile anche a livello subliminare.