Legacies

THE HEART OF TERRY 3.55 
ME AND JUPITER AT THE HALF DOME 4.08
TRY TO IMAGINE 3.41
NINA DE ORO 4.07
WHY NOT? 3.20
GOLDEN BOY 4.51
LEGACIES 4.44 
CANZONE DEI PASSI PERDUTI 4.10
LA FABBRICA DEI SOGNI 4.41
MAMAN CHERIE 4.25
THE SHADOW-LINE 2.51
SUMMER IN COSTE 6.40

Attraverso il suo mai invadente virtuosismo, il chitarrista Alberto Grollo esprime un originale mondo nel quale convivono la California degli Eagles e di Roger McGuinn con le sintesi avveniristiche di Pat Metheny, il jazz soffuso di jim Hall con le innovazioni di Leo Kottke e di Riccardo Zappa, il folk irlandese con la musica latina. Legacies è il suo quinto album e in esso l'artista, che soprattutto con il precedente Fragments Of Light ha ottenuto un buon riscontro internazionale, combina le sonorità della chitarra acustica con quelle dell'elettrica, delle tastiere elettroniche, di una ritmica leggera e di strumenti come le pipes irlandesi e il tin whistle. Me & Jupiter At The HaIf Of Dome, la fusion elettrica di Summer In Coste, Golden Boy e Why Not? rivelano una piacevole componente solare che va a legarsi con naturalezza alle atmosfere evocative della bella   titletrack e alimenta riflessioni utimistiche di un brano come Maman Cherie. Nell'iniziale The Heart Of Terry, invece, a una inquietante apertura che riporta a Phil Manzanera e ai Pink Floyd segue una solenne escursione nei mondi celtici, mentre in Nino De Oro si scatena una spettacolare danza di strumenti nata da un godibile matrimonio tra flamenco, rumba e jazz. 
(Mario Giugni - Fare Musica)

I lettori più attenti ricorderanno la segnalazione, avvenuta diversi anni fa su queste pagine, di un album di Alberto Grollo alquale presero parte anche Guido Toffoletti e Riccardo Zappa. Il disco, in vinile, era dedicato a David Crosby e ben prometteva per il suo realizzatore. Il chitarrista, che nel frattempo ha realizzato diversi compact di pregevole fattura, è uno strumentista raffinato influenzato tanto dalla west coast americana quanto dalle ritmiche latino-americane e da certi movimenti celtici. «Legacies», interamente strumentale, tradisce brillantemente ogni influenza del suo autore e si propone come una degnissima risposta italiana a personaggi come il compianto Michael Hedges.
(D. Federici - Audio)

Autore di test terapeutici di rilassamento e chitarrista di talento s'è già guadagnato una notevole popolarità in Europa grazie al mèlange di stili insiti nella musica di Planetarium e Fragments OfLights. Ci sembra oggi naturale definire il virtuosismo strumentale di Legacies, un collage destinato ad una platea internazionale grazie alle strade sonore parallele che l'artista, calandosi nei panni di unMarco Polo della chitarra, ispeziona ed approfondisce rendendole parte  integranti delle sue "radici", "affetti" e "legami ereditari". Lucido e coerente alla sua grafia compositiva Alberto torna a suonare esattamente da dove aveva lasciato e le sue Legacies nate sulla scia di lrish Mist introducono immediatamente ad una simbiosi ardita fra sogni califomiani e celtismo contemporaneo assecondando una effettistica sciarada di arpeggi che si lega perfettamente alla visione di Rain Song arricchita dal caratteristico tin-whistle irlandese. Un neoclassicismo della Canzone Dei Passi Perduti s'alterna ai profumi blues di WhyNot? e ai   ritmi sudamericani di Nino De Oro. Pagine private come Maman Cherie e Chili Chele introducono alle perle audiofile dell'entertainment: Me & Jupiter At The Half Dome, la melodia cosmica di Try To Imagine arricchita dalle tastiere di Capitanata e la purissima visione celtica medioevale targata The Heart Of Terry seguita dalla leggera brezza di Summer In Coste e The Shadow Line virate in un linguaggio sonoro dove Alberto è solo se stesso.
(Suono)